Smart cities, le città intelligenti

February 24, 2016

Le città contemporanee stanno diventando sempre più “smart”, cioè “intelligenti”, “sveglie”, che “se la sanno cavare”. Ma anche “eleganti”, “di bell’aspetto”, quindi più attrattive e vivibili. E “alla moda”, cioè al passo coi tempi, ai quali si adeguano velocemente. Nel grande contenitore delle smart cities stanno tuttavia confluendo una vasta gamma di interpretazioni, visioni e iniziative che rendono difficile darne una definizione precisa. Cerchiamo allora di fare chiarezza.

L’interpretazione più circoscritta fa coincidere il concetto di smart city all’impiego delle tecnologie nella gestione delle città. Questa definizione appare però riduttiva, o meglio, le tecnologie ICT sono effettivamente centrali, ma ciò che cambia rispetto al passato è il loro scopo: esse infatti da strumento per migliorare prodotti e processi agendo su efficienza e qualità, diventano strumento per migliorare il benessere degli individui e delle comunità in cui vivono. In questo modo il concetto di smart city abbraccia un confine più largo e sino a comprendere le smart communites. A fianco di elementi "hard" come l'infrastruttura tecnologica urbana, vengono allora percepiti anche elementi "soft" come la formazione, le reti e la motivazione della struttura amministrativa.

L’intelligenza a cui fa riferimento la smart city è quindi un’intelligenza distribuita, condivisa, orizzontale, sociale che favorisce la partecipazione dei cittadini e l’organizzazione della città in un’ottica di sostenibilità, inclusione ed ottimizzazione delle risorse, dove per risorse intendiamo le risorse energetiche/ambientali, economiche, ed umane (capitale umano, relazioni, tempo delle persone).

Le sei dimensioni

Secondo uno schema consolidato nelle analisi relative alle smart cities, queste si sviluppano lungo sei dimensioni:

  • ECONOMY: le smart cities investono prevalentemente nella Knowledge Economy puntando su ricerca e innovazione, favorendo i processi di internazionalizzazione, di condivisione della conoscenza e di valorizzazione dei talenti creativi. Investire nell’economia della conoscenza significa, inoltre, promuovere un sistema sinergico in cui impresa privata, enti pubblici, istituti di ricerca collaborano all’innalzamento del livello tecnologico, creando un ambiente stimolante per l’impresa, ma anche per il singolo cittadino. La smart economy non si riferisce solo all’oggetto dell’attività lavorativa, ma persegue l’innovazione anche sul lato delle modalità di lavoro (spazi di coworking, hub, ecc.);

  • LIVING: lo smart living ruota attorno ai concetti di vivibilità e qualità della vita e si basa su fattori come la qualità dell’offerta culturale e educativa, le condizioni di salute e sicurezza, e il livello di coesione sociale;

  • ENVIRONMENT: in quest’ambito si assiste al tentativo di realizzare uno sviluppo sostenibile sia dal punto di vista dell’uso delle risorse energetiche che dell’utilizzo del territorio. Questo obbiettivo si traduce in iniziative finalizzate all’efficienza energetica e sostenibilità ambientale; riduzione dell’ammontare di rifiuti tramite raccolta differenziata e iniziative di riuso; riduzione delle emissioni di CO2; razionalizzazione dell’edilizia; promozione, protezione e gestione del verde urbano nonché la bonifica delle aree dismesse;

  • MOBILITY: è l’area in cui le città italiane stanno trovando la loro trasformazione più interessante tanto attraverso grandi investimenti strutturali, quanto grazie a iniziative low cost che agiscono sulla sensibilizzazione dei cittadini. L’obiettivo è di gestire efficientemente gli spostamenti quotidiani dei cittadini e gli scambi con le aree limitrofe attraverso spostamenti agevoli, buona disponibilità di trasporto pubblico, adozione di soluzioni avanzate di mobility management e di infomobilità;

  • PEOPLE: partecipazione, coinvolgimento, dialogo, interazione, ascolto. Non può esserci una smart city se vengono a mancare le basi della convivenza, del libero confronto tra i cittadini e i propri amministratori. Una città intelligente è una città co-progettata, frutto di un processo partecipativo nel quale gli individui ritrovano la consapevolezza di poter essere co-autori delle politiche pubbliche. Per questo motivo devono potere accedere a processi formativi che li rendano abitanti smart in termini di competenze, capacità relazionali e atteggiamenti inclusivi (istruzione, creatività, apertura mentale). 

  • GOVERNANCE: si esplicita nell’adozione di modelli di governo improntati a dare centralità ai beni relazionali e ai beni comuni; sviluppare opportunità per favorire la partecipazione civica nella creazione di valore pubblico; operare con modalità trasparenti.

Nelle smart cities evolute queste sei componenti dovrebbero coesistere e interagire positivamente.

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